Conoscete il libro “Vivere con lentezza[1]”?

Lo lessi molti anni fa ed in questi giorni mi è tornato in mente. Me lo consigliò un amico più grande di me che studiava per diventare un professore – alla fine ci è riuscito- e che mi disse di leggerlo in una maniera così convincente che non potetti rifiutare.

Il libro descrive un modo di vivere, appunto, che nella maggioranza dei casi non ci appartiene, cioè apprezzare le piccole cose, senza lamentarci continuamente di ciò che ci capita quotidianamente e vedere il bicchiere mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto. Un libro semplice ma positivo, che offre tanti spunti per essere contenti di quello che siamo e che abbiamo, al posto di lamentarci solo di quello che non abbiamo o forse non avremo mai.

Ed a questo proposito confesso che questa estate ho rubato una foto. Non conosco l’autrice/autore quindi mi scuso con lei/lui per non citarla/o ma chi la/o conoscesse può benissimo farlo sapere. Lo ringrazierei molto.

Ero a Martina Franca e leggo su una parete del centro storico “è nella lentezza e nella ripetizione che accadono le cose”. Mi ha colpito e mi ha fatto pensare.

Siamo nel periodo in cui tutti ricominciamo le nostre attività giornaliere, settimanali, la vita di sempre insomma. Penso a noi che ricominciamo a studiare il Tango Argentino, a praticare ed a sperimentare.

Ballare con lentezza. Tanti mi chiedono quanto tempo ci vorrà, se un’ora di corso basta, se la pratica basta, se la lezione privata basta. Molti si chiedono se quest’anno saranno più bravi, se saranno capaci di stare sui tacchi oppure in grado di ballare in abbraccio chiuso. E molto altro.

Io penso che la specialità del Tango sia quella di farci apprezzare la lentezza. Quanti di noi studiano, continuano a studiare e spesso il senso di frustrazione è elevato? Tanti, forse tutti ed a tutti i livelli.

Diciamo che quando ci si accinge allo studio del tango siamo scoraggiati dal fatto che il tempo di reazione del cervello è in differita rispetto a quello del corpo nell’imparare. Movimenti, concetti che studiamo oggi compaiono nel nostro ballo un discreto tempo dopo. È per questo che tra la gente comune è diffusa la voce che il tango argentino sia difficile.

No! Il tango è semplicemente diverso perché ci obbliga a ballare con lentezza.

Dove vorremmo uscire dalla classe pieni di abilità corporali, andiamo a ballare e nulla ci viene di quello imparato “Oh cavolo! No non so fare niente” lo studio del tango quasi ci obbliga ad aspettare.

Il tango ha bisogno del suo tempo per venire fuori, è come in amore: quanto tempo impieghiamo a conoscere il nostro partner? Parecchio, ma con il tempo questi diventa sempre più prevedibile e piano piano ci sembra di entrare sempre di più dentro la sua testa per allontanare le sue ansie e accogliere le sue necessità.

Esiste questa magia nel tango, tutto ciò che apprendo non è immediato ma ha bisogno di essere pensato, capito, provato mille volte, sbagliato 3000 volte per poterlo fare nostro, perché sia speciale e non solo una ripetizione di passi e basta.

Non dico che sia facile, per niente, ma diamo a questo Tango il suo tempo, quello per stupirci fuori dalla logica “del tutto e subito”.

Proviamoci e sarà lunghissima la storia d’amore con lui, nella quale tutto sarà una piacevole e inaspettata scoperta. Di questo passo non ci annoieremo facilmente.

E come capirete che state facendo bene? Quando improvvisamente quel passo che mai “vi era venuto” a lezione, magicamente in milonga “vi esce”.

Diamo al tango la possibilità di farci sperimentare una lentezza che non sperimentiamo mai oggi e sarà più divertente; come una sfida proveremo e riproveremo piuttosto che sentirla come una sconfitta.

Vi sorprenderà imparare come si può “imparare dall’errore”.

Auguro a tutti i novizi di appassionarsi tantissimo allo studio del Tango, alla ricerca del loro tango, perché arriva e allora sarete ancora più curiosi e crescerete sempre di più, ed a tutti gli altri di continuare a mettere in discussione quello che già sapete fare perché sarà tutto ancora più lento facendo un passo indietro ma infinitamente più stimolante.

Noi balliamo con lentezza. E voi?


[1]“Vivere con lentezza. Piccole azioni per grandi cambiamenti” di Bruno Contigiani, 2008

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